La diplomazia dei leaks
Un’esclusiva della Reuters ha confermato che la rabbia del premier israeliano Netanyahu nei confronti del presidente americano Obama non è soltanto colorato chiacchiericcio da diplomazia fatta via stampa. E’ vera, profonda, sempre meno curabile. Il deputato repubblicano Mike Rogers era presente all’incontro tra Netanyahu e l’ambasciatore americano a Gerusalemme, Dan Shapiro, la settimana scorsa, e ha detto quel che quest’ultimo ha negato: il premier israeliano ha accusato duramente Obama sulla gestione della crisi del nucleare iraniano. Secondo Rogers, è “probabile” che lo stato ebraico attacchi le installazioni atomiche iraniane se Gerusalemme non otterrà una “linea rossa” credibile da parte di Washington.
10 AGO 20

Un’esclusiva della Reuters ha confermato che la rabbia del premier israeliano Netanyahu nei confronti del presidente americano Obama non è soltanto colorato chiacchiericcio da diplomazia fatta via stampa. E’ vera, profonda, sempre meno curabile. Il deputato repubblicano Mike Rogers era presente all’incontro tra Netanyahu e l’ambasciatore americano a Gerusalemme, Dan Shapiro, la settimana scorsa, e ha detto quel che quest’ultimo ha negato: il premier israeliano ha accusato duramente Obama sulla gestione della crisi del nucleare iraniano. Secondo Rogers, è “probabile” che lo stato ebraico attacchi le installazioni atomiche iraniane se Gerusalemme non otterrà una “linea rossa” credibile da parte di Washington. “Anziché fare pressioni sull’Iran, Obama e i suoi fanno pressioni su di noi perché non attacchiamo le strutture nucleari iraniane”, ha detto Netanyahu contro Shapiro. “Il tempo è scaduto”. Già il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth aveva detto che erano volate “saette e scintille”.
Per riportare un po’ di calma, il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha incontrato ieri a Tel Aviv il vice capo di stato maggiore americano, James Winnefeld. “Gli Stati Uniti sono il nostro partner più importante, ma Israele prenderà da solo la decisione”, ha detto Barak, che ha spiegato la distanza fra Washington e Gerusalemme: “Abbiamo orologi diversi”. Barak è un sostenitore dello strike contro l’Iran ma, secondo un articolo pubblicato ieri da Haaretz, neppure lui sarebbe più convinto: difende le ragioni di chi è contrario all’intervento militare contro le installazioni nucleari di Teheran, sostiene il quotidiano israeliano. Non si sa quanto sia credibile questa conversione – sarebbe clamorosa – ma introduce un ulteriore elemento di confusione in una crisi difficile, non soltanto tra Israele e l’America obamiana, ma anche all’interno dello stato ebraico. Ci sono continue fughe di notizie dal gabinetto di guerra di Netanyahu, e il premier ha aperto un’inchiesta interna per capire chi sono gli autori dei leaks.
Il logorio mediatico sta indebolendo buona parte degli interlocutori coinvolti. Per non parlare della strategia di deterrenza e delle relazioni diplomatiche in tutta la regione mediorientale. Gli ingegneri di Teheran sono gli unici al riparo da tanto parlare, e chissà a che punto sono arrivati, ormai, con la Bomba.
Il logorio mediatico sta indebolendo buona parte degli interlocutori coinvolti. Per non parlare della strategia di deterrenza e delle relazioni diplomatiche in tutta la regione mediorientale. Gli ingegneri di Teheran sono gli unici al riparo da tanto parlare, e chissà a che punto sono arrivati, ormai, con la Bomba.